La mia intervista al "Giornale di Sicilia"
Rassegna Stampa - Quotidiani e Periodici

Francesco Rutelli è appena uscito da Montecitorio dove ha presentato la candidatura alle primarie del centrosinistra di Bruno Tabacci. Il caldo agostano non ferma la politica e il leader dell’Api si ritaglia un ruolo di king maker lanciando l’ex democristiano Tabacci nella sfida di autunno a Pier Luigi Bersani per la guida della coalizione del centrosinistra. Ma il cuore dell’ex sindaco di Roma batte anche per le sue radici siciliane. E dopo aver ricordato di aver appena ritrovato alcuni vecchi documenti del bisnonno Mario Rutelli, lo scultore che ha abbellito mezza Palermo, non chiude, anzi apre, alla candidatura di Crocetta per la presidenza della Regione Siciliana: “Rosario l’ho appoggiato da sindaco e ha fatto bene”.

Rutelli, allora è ufficiale, presentate Bruno Tabacci come gamba moderata del centrosinistra?
Sosteniamo una candidatura che non spezzi la continuità con l’agenda di Monti. E che non vuole far pendere l’alleanza, di cui non dovranno far parte forze anti sistema, verso una sinistra inadatta al governo nei tempi difficili che viviamo e che vivremo.

E Tabacci è la vostra via riformista?
La posizione di Bruno è quella dell’equilibrio politico e delle riforme. Sulla sua candidatura ci può essere un coagulo del centro riformatore che è indispensabile.

Cioè, tradotto, porte aperte a Casini?
Tabacci ha detto a Casini ‘candidati anche tu e concorri alle primarie di coalizione’.

Fino a poco tempo fa eravate alleati. Lei Casini lo conosce bene. Cosa risponderà il leader Udc?
Nelle prossime settimane si troverà a dover scegliere. Visto che ha dichiarato conclusa, con sorpresa di molti e in modo prematuro, l’esperienza del Terzo Polo.

Serba rancore per essere stato ‘sedotto e abbandonato’?
Guardi, non voglio interrompere il filo e una prospettiva di dialogo con Casini. Con Fini, poi, il rapporto è costante.

Però se Tabacci concorre alla leadership del centrosinistra poi dovrete far parte di questa alleanza.
Siamo disponibili ad un’alleanza con il centrosinistra. Le condizioni andranno verificate sul programma.

Se vince le primarie e le elezioni Bersani ha detto che farà il premier.
E’ troppo presto per dirlo.

Voi centristi è da prima dell’arrivo di Monti che chiedete un governo di larga coalizione. Esperienza da ripetere anche dopo il 2013?
Credo che oltre all’alleanza di centrosinistra non si deve escludere la prospettiva di una grande coalizione.

Cioè, Monti dopo Monti?
Nel 2013 il Professore avrà una funzione di primo piano.

Traduciamo per il grande pubblico: premier o presidente della Repubblica?
Non mi sento di escludere nulla per Monti. Si è dimostrato un buonissimo politico e un mastino a livello internazionale. Noi continueremo a dare sostegno al suo governo, che pure qualche lacuna ce l’ha. E ritengo che sarà un protagonista del domani.

Potrebbe anche candidarsi alla premiership?
Mi pare improbabile, non è il caso di parlarne, ma non escludo nulla.

Rutelli, a proposito di candidature, quando si vota? Ci disegna una road map?
Credo che a settembre al Senato approveremo la legge elettorale. La Camera la approverà ad ottobre e nei primi mesi dell’anno, la data la deciderà il presidente Napolitano, si voterà.

E voi puntate su Tabacci.
Abbiamo 3 mesi di scenario per disegnare la candidatura che l’Api sosterrà e che verrà formalizzata dagli organi del partito nella festa di Maratea il 13-14-15 settembre. Dove l’ambiente sarà una delle tematiche fondamentali.

A proposito di ambiente. Lei si sta spendendo sulla green economy. Un ritorno al Rutelli ambientalista?
Ambientalista lo sono stato da sindaco, da politico, da ministro. In effetti, oggi sono più di ieri.

E allora mettiamola diversamente: green economy per guardare oltre la crisi?
In Italia stiamo andando verso un periodo di contrazione economica. A chi dice ‘basta con il capitalismo’, io dico che ci vuole un riassetto culturale: l’ambientalismo deve cambiare il suo messaggio. E deve passare dalla politica del no, alla politica dello sviluppo verde dell’economia italiana. Basta con il ‘noismo’ (neologismo rutelliano contro i no preconcetti ambientalisti, ndr). Così si creeranno molte occasioni di lavoro per i giovani e le imprese.

A proposito di imprenditori, al ritorno in campo di Berlusconi lei crede?
Sì. E non me ne scandalizzo affatto: è il leader del centrodestra. Magari non sarà il candidato premier, ma è inevitabile che sia in campo.

Andiamo alla Sicilia. 
Mi fa dire una cosa impopolare?

Certo. Prego.
Non condivido i giudizi liquidatori su Lombardo. Molti sono stati ingenerosi con lui: non ne conosco tanti che hanno preso l’impegno di dimettersi e lo hanno mantenuto.

La Regione non naviga proprio in ottime acque…
La Regione non era certo migliore prima dell’arrivo di Lombardo. Ci sono state ombre, ma anche l’inizio di un risanamento. La Catalogna, che era considerata una regione modello, è sulle soglie del default. Quindi, tornando alla Sicilia, va detto che la crisi è mondiale e il peggio non è solo da noi.

Le nomine di Lombardo degli ultimi giorni hanno scandalizzato un po’ tutti.
L’amministrazione deve andare avanti. L’eccesso di nomine ha visto Lombardo in buona compagnia con i suoi predecessori.

Una critica al governo che ha appena lasciato ce l’avrà pure lei?
L’aspetto di gran lunga peggiore è la mancata spesa dei fondi europei.

A ottobre si vota. Lei e l’Api come vi schierate?
Ci sono due opzioni.

La prima?
Che anche in Sicilia, come nel resto del Paese, si arrivi ad un governo di larga convergenza, anche molto larga, in cui il centro deve fare da punto di aggregazione. E il fine deve essere quello rimettere in sesto l’Isola.

Seconda ipotesi?
Una coalizione di centrosinistra.

Candidato?
Non tocca dirlo a me da Roma. Ma mi chiedo come mai il Pd non appoggi Crocetta che ha tre caratteristiche interessanti: è stato a lungo amministratore, e quindi è uomo concreto; ha un forte impegno antimafia; e pur essendo uomo di sinistra, e quindi in grado di intercettare il voto di protesta, non è certo un politico antisistema.

Se il Pd non ha scelto, sembra lo abbia fatto che lei.
Crocetta lo conosco. L’ho appoggiato da sindaco e ho una buona considerazione delle cose fatte. Inoltre è un europarlamentare che conosce la specialità siciliana. Ripeto: non mi è chiaro perché su di lui il Pd non si pronunci.

Una coalizione per far rinascere la Sicilia. Che metta al primo posto?
Il turismo. Con tanti paesi instabili e in crisi nel Mediterraneo, la Sicilia può diventare un polo di attrazione per milioni di turisti dall’estero. Nella mia esperienza di ministro dei Beni Culturali ho riportato la Dea di Morgantina in Sicilia. Ma è necessario riorganizzare un tessuto di servizi turistici che unisca turismo popolare e un turismo di qualità che spende e lascia milioni di euro sul territorio e che aiuta a creare migliaia di posti di lavoro. Così il turismo diventerà la prima industria di questa terra bellissima che conservo nel cuore. Certe radici non si rimuovono mai.