La mia lettera al Foglio
Rassegna Stampa - Quotidiani e Periodici

Caro Berlusconi, mi consenta di ringraziarla per la sua lettera sul Foglio. Mi fa piacere risponderle, qualche mese dopo il nostro ultimo occasionale e cordiale incontro (al Premio Guido Carli), sulla prospettiva politica vertiginosamente incerta davanti al nostro paese. Sul caso Lusi, infatti, oggi è molto chiaro, come ben scritto sul Foglio, quali erano e sono le vittime, non solo del tradimento della fiducia, ma di uno scientifico ladrocinio e quindi di una terribile attività calunniatrice, durata mesi. Piuttosto, si attendono le scuse di quanti hanno chiesto per mesi “come avete potuto non accorgervene?”; mentre cinicamente sceglievano di non accorgersi di dar credito alle calunnie di un malfattore, alimentandole.

Ho apprezzato il suo proposito di proseguire l’impegno politico “tenendo conto della lezione degli anni, delle necessità della nazione, dei problemi seri e gravi che ci stanno di fronte”. Effettivamente, non posso credere in un suo ritorno in campo fotocopia. Capisco la necessità di tutelare la sua base di consensi. Vedo anche l’utilità di avere sulla scena un partito moderato-liberale di centrodestra. Ma è a questo che lei pensa? Oppure, come alcuni orribilmente fanno intendere, al lancio di un “grillismo di destra”? Se invece lei pensasse davvero a un rilancio di Forza Italia, forse il nome del nuovo partito potrebbe essere “Scusate il ritardo”. Francamente, un ventennio di ritardo non è pochissimo; e ci sarebbe bisogno di spiegare bene perché, sotto il suo governo, le tasse sono aumentate e la spesa pubblica ancora di più. Tutto il resto segue: penso al debito pubblico, oggi al 123 per cento del pil, che quando ho partecipato – brevemente – al governo era al 103 per cento; o allo spread con i Bund tedeschi, che era insignificante, attorno a 30 punti base. E’ ancora possibile, vent’anni dopo, una rivoluzione liberale e, aggiungo io, democratica?

Sospetto che Monti stia aiutando sia me, orfano di un Centro riformatore, sia lei, alla ricerca dell’Arca perduta. Non sputerei affatto, insomma, pur nella visibile ripresa di uno schema bipolarizzante, sull’esigenza vitale e cruciale di non ripetere il bipolarismo guerriero e fallito, e di comprendere se vi sono le condizioni per dire la verità agli italiani sulle cose da fare, persino in campagna elettorale, persino da parte di uno schieramento – sarà davvero così? – guidato da Silvio Berlusconi.

Ho due ultime note da consegnarle. La prima è un ricordo storico minimale, ma su cui forse questa è l’occasione per ristabilire la verità, visto che lei lo ha citato. Si deve sapere che la mia infelice risposta su Craxi che “mangi il rancio in galera” nacque in una speciale circostanza creata da quel diavoletto che è il suo e mio amico Giuliano Ferrara. Erano le ultime ore del ballottaggio con Fini, che sembrava giocarsi su poche migliaia di voti di differenza (furono in realtà 140.000), quando uscì l’annuncio di Ferrara: se non fosse stato latitante all’estero, Craxi avrebbe scelto Rutelli. Reazione del campo di Fini: ecco la prova della compromissione di Rutelli con la vecchia politica corrotta. Reazione di Rutelli: una rasoiata televisiva, senz’altro sbagliata. Mi sono scusato di questo due volte, pubblicamente. Non è servito a una dei figli di Craxi per astenersi dall’insultarmi (a distanza di dieci, quindici anni e più). Ma le è costato un risarcimento di diverse decine di migliaia di euro – non di poche centinaia –; e altri ne seguiranno, poiché ha rancorosamente proseguito.

Infine, vorrei darle atto di una cosa, gentile Berlusconi, 19 anni dopo la sua “discesa in campo” contro di me, proprio in quelle elezioni romane: se lei è stato combattuto e ha pagato pegno per i conflitti di interessi, giudico vergognoso – anche per colpa della sinistra, e anche per una quota di mia corrività, di cui qui faccio ammenda – che non siano stati chiamati a rispondere dei loro conflitti di interessi altri potenti imprenditori e banchieri che, a differenza sua, la faccia la mettono solo in qualche conferenza, mentre il potere e gli interessi li esercitano, eccome; così come esercitano le influenze, attraverso campagne firmate da altri. E’ qualcosa che deve cambiare; su cui Mario Monti dovrà esprimersi, poiché credo che vorrà essere coerente con il proposito di non lasciare scoperte aree fondamentali di modernizzazione europea, occidentale – e liberale – delle regole del gioco della democrazia italiana.
Mi creda, suo

Francesco Rutelli (Il Foglio 17 luglio 2012)


Campagna parallela: lettera del Cav. a Rutelli su soldi e giustizia

Campagna parallela per il Cav. di ritorno. Volantino numero 1. E’ il pomeriggio di sabato. Le agenzie battono la notizia: “Rutelli è stato calunniato da Lusi, lo dicono i magistrati che indagano sul senatore e tesoriere della ex Margherita ristretto in carcere, dopo la fluviale chiamata in correità dello stesso a carico dei suoi ex compagni di partito”.

Berlusconi riunisce il cerchietto magico, e al termine della riunione rilascia alla stampa questa lettera aperta al leader del piccolo centro. Segue il testo. 
“Caro Rutelli, mi consenta di congratularmi con lei. Di questi tempi, la sua vicenda insegna. Due cose, intanto. Che chi rubacchia ai partiti, facendo creste milionarie sul finanziamento pubblico per costruirsi un patrimonio personale con mezzi extralegali, non ha titolo per impancarsi a moralizzatore ex post. Che si può avere la fortuna di incappare in magistrati che non fanno dell’antipolitica sciatta, becera e faziosa la loro ragion d’essere, pm capaci di distinguere, di ascoltare le ragioni documentate della difesa, di impedire che dalla catastrofe mediatica in cui piomba chiunque sia associato a ruberie di denaro pubblico, anche indirettamente e non per dolo personale o di gruppo, si slitti verso una deriva giudiziaria fatta di generalizzazioni impoprie, character assassination, sputtanamenti ad uso dell’avversario peggiore, l’Arcinemico. Avrei molti motivi di lagnanza nei suoi confronti, a partire da quell’esortazione d’un tempo a mettere in galera Craxi per farle avere il piacere di vederlo mangiare il rancio dei galeotti, altro che ‘pane e cicoria’, e la mia amica bizzosa e oggi estraniata Stefania, figlia del grande mio sodale e leader socialista degli anni Ottanta, non ebbe tutti i torti a pagare una piccola multa per la soddisfazione di darle dello stronzo.

Ma sono cose remote, che ricordo per amore di verità e per personale diletto, quello che oggi conta è il fatto che lei è divenuto per alcun tempo campione del malaffare potenziale o reale che si compie intorno ai soldi pubblici, però si è difeso con grinta e ha trovato sulla sua strada un percorso abbastanza civile, giornali barbarici e televisioni a parte, che le ha permesso con metodi istituzionali di ricostruire la distinzione tra un lestofante che ricatta e un pubblico accusatore che mette alla berlina i vizi dei potenti.

Le è stato consentito, caro Rutelli, di difendersi pienamente nel processo, nel corso stesso delle indagini, privilegio di cui ha goduto da uomo di sinistra, da uomo dell’establishment, da politico non percepito come minacciosa ipoteca sul potere inquisitorio di certa magistratura, e nel quale privilegio non si è accucciato tanto per riscuotere una rendita, ma che ha usato attivamente al fine di dimostrare la sua buona fede, il tradimento consumato ai suoi danni da uno strano boy scout.

Credo che gli italiani possano perdonare un errore riconosciuto, la mancata sorveglianza su un flusso di denaro pubblico che doveva essere destinato alla politica, pur essendo in sé in parte indebito vista la morte del soggetto partitico che lo percepiva, e invece è stato in larga misura usato per cene e viaggi o acquisti non tanto eleganti sui quali nessuno ha avuto niente da dire, perché tutti erano impegnati a inquisire le cene più meno eleganti o eccitanti a casa mia e i viaggi che mi pago con soldi guadagnati in proprio, non senza rovinare immagine e vita di donne e ragazze e persone ospiti di Arcore e Palazzo Grazioli per una micragnosa e immorale voglia di distruzione dell’Arcinemico.

Non so che posto vorrà prendere nella imminente campagna elettorale. Abbiamo fatto perfino un pezzo di strada insieme con quel galantuomo di Monti, ora riprenderemo la nostra autonomia conflittuale, che poi si chiama democrazia, ma io intendo farlo tenendo conto della lezione degli anni, delle necessità della nazione, dei problemi seri e gravi che ci stanno di fronte.

Con un augurio di buon lavoro, alla faccia di tutti quelli che a destra e a sinistra si sono comportati con un certo livore e hanno in linea di principio scommesso sulla sua corruttibilità, infame presunzione di colpevolezza, mettendo in discussione anche cose preziose come la sua vita privata e familiare,
mi creda suo, Silvio Berlusconi”.

Giuliano Ferrara (Il Foglio 12 luglio 2012)