Io calunniato. Lusi non può essere preso sul serio. La mia lettera al "Corriere"
Rassegna Stampa - Quotidiani e Periodici

Caro Direttore,

debbo innanzitutto ringraziarla, perché il Suo giornale sulla vicenda-Lusi mi ha consentito di esprimere il mio punto di vista, e anche di spiegare alcune proposte e idee politiche in questo momento difficile per il Paese. Debbo diverse precisazioni a seguito di titoli a tutta pagina ed articoli (a firma Fiorenza Sarzanini)  pubblicati dal «Corriere della Sera» negli ultimi tre giorni: «Lusi accusa. Il mio patto con Rutelli e Bianco. Ecco email e appunti» (24 giugno); «Lusi: ecco le lettere di Rutelli sui soldi. In un appunto le indicazioni per la gestione di un milione e mezzo di euro» (25 giugno); «Lusi: nell'appunto di Rutelli anche i 100mila euro a Renzi» (26 giugno). Penso che oggi sia più chiaro come siano completamente false le seguenti affermazioni di Lusi riportate dal «Corriere»: che egli abbia «ricostruito il sistema di finanziamento dei politici della Margherita"; chiarito "il “patto di spartizione” stretto nel 2007 al quale partecipò anche Enzo Bianco»; «che ci sia stata una suddivisione di almeno 10 milioni per ogni corrente» (24 giugno). È invece calunniosa, oltre che demenziale, l'affermazione di Lusi riportata il 24, il 25 e ieri: «gli investimenti immobiliari - appartamenti e ville - furono effettuati per conto della corrente rutelliana»; ho presentato in merito una dettagliatissima denuncia penale in Procura. Il 25 giugno il Corriere ha scritto: «sarebbero proprio i documenti consegnati due giorni fa da Lusi ai magistrati a smentire la tesi di Rutelli, di non essersi occupato della gestione finanziaria del partito». «Ci sono infatti due lettere, una a mano e una al computer, scritte proprio da Rutelli ed entrambe riguardano la destinazione dei rimborsi elettorali. Non solo. Altri appunti si riferiscono alle somme versate a diversi esponenti del partito, in particolare Bianco e Renzi». «Nell'appunto scritto a mano, Rutelli parlerebbe della destinazione di un milione e mezzo di euro, di cui almeno 600mila per la sua corrente». L'enigma parrebbe risolto con l'articolo di ieri, in cui si descrive questo mio appunto dell'autunno 2009, "diviso in tre punti" (definito alquanto pomposamente «memorandum»), per dare «disposizioni sull'organizzazione del partito, ma anche sulla destinazione di 600mila euro, oltre ad alcuni rimborsi relativi al Parlamento Europeo».

Se venisse confermato che tali sono i contenuti dell'interrogatorio e dei documenti prodotti da Lusi, questo enorme rilievo mediatico si ridurrebbe dunque ai seguenti fatti: mi sarei occupato di tre dipendenti (e vorrei ben vedere; il partito ha nel frattempo risolto le posizioni di oltre cento dipendenti!); mi sarei lagnato della burocraticità di gestione di risorse del Partito Democratico Europeo (ovvio: nel Council tenuto a Bruxelles il 9 settembre 2009, come in altri successivi, è stata lamentata da vari delegati esteri la restituzione al PE di molte decine di migliaia di euro non spesi); infine, avrei invitato il tesoriere a definire la destinazione di 600mila euro. Tutti gli altri milioni di cui si parlava, al terzo giorno sono nel frattempo evaporati. A proposito del mio occuparmi degli indirizzi finanziari della Margherita, rimando per non rubare altro spazio alla mia Relazione all'Assemblea Federale conclusiva (su www.margheritaonline.it).

Quanto ai riferimenti a 600mila euro, fermo restando che comunque si tratterebbe soltanto di attività politiche perfettamente legittime, registrate nella contabilità e nei bilanci approvati, mi pare abbiano basi malferme; appena fossi posto in condizione di leggere verbali e documenti che il «Corriere» ha già letto, risponderei con tutta la precisione del caso. Escludo però che le parole di un ladro reo confesso, traditore della fiducia di un intero partito e calunniatore siano anche stavolta da prendere sul serio. In effetti, le risultanze dell'inchiesta giudiziaria dimostrano quanto sia stata mal riposta la nostra fiducia verso Lusi. Ma, da qualche mese, anche l'attenzione della stampa verso le sue dichiarazioni: se è vero che egli ha mentito nel primo interrogatorio, ha mentito nel secondo interrogatorio, non ha ammesso nulla nei suoi tre interventi al Senato, ha diffuso attraverso infinite interviste una quantità di veleni e depistaggi che sono stati puntualmente richiamati negli atti dei Pubblici Ministeri, del GIP, del Tribunale del Riesame. Sino alla calunnia finale: che fossi io a dargli ordini per «mettere al sicuro» fondi rubati alla Margherita. Dove? In una società canadese co-intestata con la moglie con sede nell'abitazione del cognato; in ville e appartamenti intestati ai suoi familiari; in costosi restauri delle abitazioni sue e dei suoi parenti? Una follia! La si può prendere sul serio, accettare che sia colpito così un politico integro, il cui tenore di vita è identico a quello ereditato dai genitori, le cui attività gli inquirenti hanno verificato capillarmente da ormai sei mesi? Spero, caro Direttore, che con queste mie precisazioni le pagine dei sospetti siano definitivamente concluse.

Con molti e cordiali saluti.
Francesco Rutelli

"Corriere della Sera" - 27/06/2012