Sicurezza cibernetica, l'intervento in Senato
Interventi - Istituzionali

L’intervento di Francesco Rutelli in Senato sulla discussione delle mozioni sulla sicurezza da minaccia cibernetica

Signor Presidente, mi pare che il lavoro che fu fatto dal COPASIR, all'inizio in un contesto che era ritenuto quasi eccentrico, grazie all'impegno del senatore Ramponi e all'azione convinta di gran parte dell'Aula trovi oggi uno sviluppo estremamente costruttivo, estremamente positivo.

Vorrei partire da quel rapporto, che è stato approvato dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica il 7 luglio 2010, cioè due anni fa, nel quale non soltanto si fa un'analisi della minaccia cibernetica e delle sue prospettive (all'epoca, sinceramente, la percezione era alle prime armi, se si può usare questo termine), ma si formulavano anche delle proposte, che al senatore Ramponi e agli altri colleghi firmatari della mozione n. 405 (testo 3) do atto ben volentieri di aver voluto recepire.

L'attualità, Presidente, si è incaricata di dirci che quelle pur in un certo senso lungimiranti indicazioni sono state rapidamente superate, perché la velocità della trasformazione tecnologica e l'insediamento di vere e proprie strutture militari che sovrintendono alla cyber war, mentre in parallelo si diffondeva (questo tema è affrontato efficacemente dalla mozione n. 491, presentata dal senatore Casson) una realtà nel mondo civile che tuttavia ha delle considerevoli implicazioni per la sicurezza delle persone, delle imprese e delle organizzazioni statuali, fanno sì che le deliberazioni di oggi del Senato siano molto attuali e che allo stesso tempo ci dobbiamo però porre il problema di come tenerle aggiornate, perché velocemente diventeranno obsolete.

Questo lo notiamo nel testo della mozione Ramponi che, redatta nel 2010, quindi un anno e mezzo fa, preconizzava una serie di impegni in sede NATO che nel frattempo a tal punto si sono trasformati da far sì che il vertice della NATO di Chicago ha visto la problematica della cosiddetta smart defense, di un ripensamento della difesa, come centrale: cioè, quello che era un tema (la cyber war, le minacce cibernetiche) messo nei codicilli, nelle postille, nei punti in appendice dei vertici internazionali e che veniva trattato piuttosto dai tecnici, dai tecnologi e dai servizi di intelligence, è stato uno dei punti centrali del vertice di questi giorni della NATO. Un vertice, certamente, nel quale la NATO si è interrogata e dovrà continuare ad interrogarsi profondamente - come ricorda la collega Contini - sul proprio senso strategico.

Se noi immaginiamo che i compiti fondamentali della NATO siano quelli di come uscire in modo non disordinato dall'Afghanistan e di come fare i conti in un modo non distruttivo con i tagli ineluttabili ai bilanci della difesa, ci rendiamo conto di quale sia la responsabilità dei Parlamenti democratici per contribuire a dare a questa fondamentale istituzione, perno della sicurezza occidentale e globale, missioni commisurate ai nuovi traguardi della sicurezza di tutti i nostri concittadini del globo, e certamente degli italiani in primo luogo, se è vero che all'Alleanza Atlantica dobbiamo la gratitudine per aver rappresentato non solo un caposaldo ideologico, come talvolta si è detto, ma la concreta infrastruttura di sicurezza necessaria per la libertà e per il benessere nel nostro Paese.

Quindi, il ripensamento dei compiti della NATO passa strettamente dai temi affrontati in queste mozioni, e nella prima in particolare; oggi sappiamo che la guerra cibernetica è in corso: ci sono Stati maggiori operanti, infrastrutture attrezzate, Stati sovrani i quali esercitano attacchi nei confronti di altri Stati sovrani. Lo fanno in alcuni casi precisamente per testare le difese dell'altro Stato sovrano e così acquisire elementi utili non per un grande videogame ma per verificare le condizioni fondamentali che possono scongiurare o far condurre una guerra guerreggiata.

Dobbiamo essere consapevoli dell'immensa rilevanza di ciò di cui stiamo parlando e di quanto sia importante investire il Governo, che ha al suo interno una persona di grande esperienza e competenza, come il ministro ammiraglio Di Paola, perché questi temi fanno parte della nostra vita. Non dobbiamo tornare ad occuparci dell'attacco che fu fatto all'Estonia o alla Georgia, Stati sovrani, negli anni passati. Non dobbiamo renderci conto soltanto che quotidianamente ci sono Stati che devolvono risorse importanti per organizzare una modalità offensiva della cyber war, ma sapere che la collaborazione internazionale, e probabilmente un Trattato internazionale che definisca le regole di ingaggio con le quali affrontare questa dirompente trasformazione delle sfide per la sicurezza internazionale, sono indispensabili.

Al tempo della prima mozione Ramponi, l'Alleanza Atlantica aveva iniziato nel Vertice di Lisbona l'esame della protezione dello spazio cibernetico. Le proposte che Rasmussen, segretario generale della NATO, ha presentato a Chicago ci fanno ben riflettere perché rispondono a due esigenze: ottimizzare le risorse, cioè minore capacità di spesa, crisi del debito, e mettere al centro la sensibilità per le nuove minacce asimmetriche. Il ciberspazio è il luogo per eccellenza delle nuove minacce alla sicurezza che, come tali, sono minacce asimmetriche.

Il collega Ramponi sa che non ho firmato in un primo momento la sua mozione per un motivo concreto, pensando che una parte del dispositivo di questo testo, che largamente condivido, non valutasse appieno la necessità di una cooperazione integrale e trasversale tra le Amministrazioni dello Stato, che non può che fare riferimento alla Presidenza del Consiglio per la sua leadership, e al DIS in primo luogo. Non c'è dubbio che, se sono cruciali le esigenze, le potenzialità ed i compiti della difesa, non meno significativi sono quelli che debbono avere tutti i Ministri che siedono nel CISR (Affari esteri, Interno, Difesa, Giustizia, Economia e finanze, Sviluppo economico), tutti i soggetti i quali hanno il compito di sovrintendere alla sicurezza della Repubblica.

Ecco perché la nuova formulazione, Presidente, ci trova convinti. Chiedo di aggiungere la nostra firma al testo 3, così come riformulato, che consideriamo pienamente soddisfacente e adeguato alle esigenze che abbiamo qui soltanto tratteggiato.

Concludo con una considerazione sulla mozione Casson - alla quale, se il collega è d'accordo, vorrei aggiungere la firma - che sottolinea che lo spazio cibernetico attraverso l'esaurimento progressivo degli indirizzi IP disponibili per l'accesso in rete si sta trasformando. È chiaro che lo strumento dell'IP address non è perfetto e che la rete è per definizione intricata e vulnerabile. È un primo elemento per evitare che lo spazio cibernetico si trasformi in una specie di agorà distruttiva, dove possano prevalere la diffusione di immagini private, la denigrazione della reputazione personale e politica, l'incitamento all'odio razziale e religioso e anche, persino, la somministrazione di istruzioni su come costruire ordigni artigianali. Dobbiamo evitare cioè che il più grande spazio di libertà che è stato conquistato (uno spazio senza cui - giustamente lo si è sottolineato - non avrebbe potuto aver luogo la rivoluzione democratica in tanti Paesi privi di democrazia e libertà) si trasformi, con questo cavallo di Troia, in un fattore gravemente destabilizzante della stessa democrazia e della pacifica e civile convivenza.

La rete è sempre più uno strumento politico, e i suoi benefici sono immensi per l'economia, e anche per la cattura e la liquidazione di dittatori nel mondo, ma i beni più preziosi per ciascun cittadino (la reputazione, la dignità e il diritto alla privacy) non debbono essere messi in pericolo dal feticcio dell'assoluto anonimato. L'anonimato assoluto non è un valore: può essere uno strumento di libertà là dove vi sono dittature, ma deve essere uno strumento di responsabilità l'utilizzo della rete creativa, libera, governata non da un grande fratello ma da una democrazia sensibile alle problematiche dell'individuo, attenta anche alla tutela dell'individuo. Ecco perché, signor Presidente, queste due mozioni sono strumenti entrambi importanti: uno ha la scala della sicurezza, l'altro della libertà, e sono un tappa importante dei lavori del nostro Senato.