India, «Valutare azioni politico-diplomatiche»
Interventi - Istituzionali

«Oggi l'Italia si trova in una situazione di criticità e diciamo al governo, al quale confermiamo la fiducia, che è il momento di adottare alcuni mutamenti che a tali minacce, in significativa ascesa, permettano di contrapporre nuove risposte». Lo ha detto il leader dell'ApI, Francesco Rutelli, nel corso del dibattito nell'aula del Senato dopo l'informativa del ministro degli Esteri, Giulio Terzi. Sulla vicenda dei due marò italiani arrestati in India, secondo Rutelli «ci sono almeno quattro punti inaccettabili: il sotterfugio della polizia indiana per far entrare nel porto la Lexie; la forzatura legale perché qualunque cosa sia avvenuta è avvenuta in acque internazionali; l'arresto dei nostri marò e l'indebolimento obiettivo della cooperazione internazionale contro la pirateria». Il leader dell'ApI ha detto che «nei rapporti di grande amicizia con l'India, se si confermasse un atteggiamento non equilibrato con elementi di ostilità non giustificato, il governo deve valutare le azioni politiche, diplomatiche, economiche o di altra natura da prendere».

IL TESTO DELL'INTERVENTO

Signor Presidente, a nome del nostro Gruppo, mi associo agli altri colleghi e al Governo nell'esprimere solidarietà e vicinanza piena e fraterna alla famiglia Lamolinara. Ribadiamo l'impegno altrettanto pieno affinché le istituzioni del nostro Paese intervengano nei confronti dei due marò imprigionati ingiustamente in India, così come delle persone rapite, cui il ministro Terzi di Sant'Agata con la sua ampia e significativa relazione al Senato ha fatto cenno. I due capitoli di cui ci occupiamo oggi sono molto critici e molto delicati, entrambi per certi versi senza precedenti. Abbiamo il dovere di dire agli amici del Regno Unito che questa è una pagina che oggi ci allontana da loro: e non intendiamo coltivare questa lontananza, ma recuperarla nell'ambito della lealtà e della chiarezza.

È una pagina in cui si sono misurate, signor Ministro, due strategie diverse: quella tradizionale, che mette al centro la difesa della vita umana, coltivata dai Governi della nostra Repubblica, e quella che lei ha richiamato con riferimento alle note ricevute rappresentanti del Governo inglese, concernente un atteggiamento di maggiore rigidità.

La domanda assolutamente legittima da porre in quest'Aula è: ci troviamo davvero di fronte ad una differenza di strategie, quasi da poter parlare di strategie "intransigenti" versus "transigenti"? Non credo che sia così, e non credo che si possano qualificare in questo modo le azioni condotte a livello internazionale da parte del nostro Paese, come da parte di altri Paesi alleati - penso agli Stati Uniti, al Regno Unito e alla Francia - in episodi ciascuno diverso dall'altro, ma a questo assimilabili. C'è stata una gestione operativa sbagliata. L'idea che si potesse, anzi, che si dovesse compiere un intervento armato in pieno giorno e che tale intervento, signor Ministro, avvenisse con delle presenze clamorosamente visibili in un piccolo sobborgo di tipo militare, rendeva l'esito, dolorosamente, pressoché inevitabile.

Certo, si è dichiarato da parte inglese - e noi dobbiamo considerare seriamente questo aspetto - che le informazioni in possesso delle autorità di quel Paese indicavano un altissimo rischio di uccisione degli ostaggi. È altrettanto certo, però, che la reazione del primo ministro Mario Monti e quella che lei stesso ci ha tratteggiato qui oggi, signor Ministro, indicano la profonda e motivata insoddisfazione del nostro Paese per come questa vicenda si è sviluppata e, soprattutto, per come si è conclusa.

È evidente, infatti, che quando si tratta di salvare due vite umane, che rappresentano due Paesi diversi, e questi conducono due strategie diverse, è molto difficile salvare quelle due vite umane. Riservandomi di trarre delle conclusioni su ciò che ci insegna la vicenda nigeriana vengo alla questione indiana, ad essa collegandola, su cui anche poco fa il Ministro ha reso comunicazioni sul fatto molto grave della Enrica Lexie.

Fermo restando che i fatti si debbono accertare, poiché non sono ancora chiari - inclusa la simultaneità del coinvolgimento di altre navi, di altre nazionalità, e in riferimento a possibili altri scambi di colpi di arma da fuoco non lontano da dove si trovava la petroliera Enrica Lexie - ci sono almeno quattro punti inaccettabili.

Inaccettabile è il sotterfugio per attirare la nave in un porto indiano; inaccettabile è la forzatura legale poiché, qualunque cosa sia avvenuta, si è verificata in acque internazionali e non può essere dunque assoggettata alla giurisdizione interna di un singolo Paese; inaccettabile è l'arresto dei nostri marò, in violazione della nostra esclusiva giurisdizione a bordo della nave; inaccettabile, infine, è l'indebolimento obiettivo della cooperazione internazionale, o inquadrata nella missione "Atalanta" contro la pirateria, con il conseguente indebolimento - come lei ha ricordato, signor Ministro - di tutte le potenzialità operative delle missioni internazionali, ove si accettasse un simile precedente ed esso avesse corso giuridico, oltre che come conseguenza delle tre inaccettabili forzature che ho elencato prima.

Penso che sotto questo profilo siano necessarie, colleghi, due importanti verifiche. La prima riguarda il rapporto, alla luce delle leggi in vigore, con gli armatori, che richiedono il presidio di forze militari della Repubblica italiana, e non di contractor privati assunti a loro spese, e che poi ritengano di dare ordini alle proprie navi non adeguatamente coordinati con quelli delle autorità militari, diplomatiche e politiche della Repubblica italiana.

Signor Ministro, penso poi che il nostro Governo, nei rapporti di grande amicizia con l'India e la democrazia indiana, delle cui ricchezze e contraddizioni siamo consapevoli (e certamente in questa vicenda ci troviamo di fronte all'espressione di alcune significative contraddizioni, peraltro tipiche di un vibrante momento di competizione elettorale interna), debba valutare l'attivazione di uno dei diversi - almeno quattro - sistemi di risoluzione delle controversie previsti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, davanti al Tribunale internazionale del mare. Mi auguro che ciò non avvenga, ma se si confermasse un atteggiamento non equilibrato, un atteggiamento denso anche di elementi di ostilità ingiustificati e giuridicamente avventurosi da parte di autorità indiane, occorrerà valutare da parte del Governo azioni politiche, diplomatiche, economiche o di altra natura per rendere reciproco un comportamento che in questo senso, ove non si addivenisse ad un settlement, ad un'equilibrata soluzione, sarebbe a sua volta sorprendentemente inaccettabile.

La mia conclusione, Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, è che, in un contesto nel quale crescono le minacce asimmetriche, cresce e si consolida, con modalità certamente diverse, la minaccia terroristica, si consolida la pirateria internazionale, cresce quella che chiamiamo la minaccia cyber, quella cibernetica, mutano le sfide e le minacce relative agli aspetti economico-finanziari, agli aspetti energetici e nascono minacce asimmetriche di tipo nuovo, come ad esempio il traffico di esseri umani, è evidente che abbiamo bisogno di definire strutture nuove per governare il modo di affrontare questi processi.

Non ne parleremo oggi, ma pare che già nella decisione del Presidente del Consiglio di tenere convocato in permanenza il CISR, ovvero quel gruppo di Ministri che ha competenze trasversali sulle problematiche della sicurezza interna e internazionale, si debba intendere la prospettiva, a mio avviso prossima e necessaria, di costituire nuovi organismi di coordinamento sotto l'autorità del Presidente del Consiglio riguardanti questo tipo di minacce, che ormai non possono più essere affrontate solo dalla Farnesina, solo dal Ministero della difesa, dal Ministero dell'interno, dai Ministeri dell'economia o dello sviluppo economico, né dai soli Servizi di informazione del nostro Paese.

Occorre una capacità di coordinamento e di risposta decisamente maggiore, e non è un mistero, signor Presidente, che un obiettivo indebolimento delle nostre presenze a livello di Servizi di informazione in molti teatri a livello internazionale si sia verificato negli ultimi anni sia per ristrettezze economico-finanziarie, che per pensionamenti e per il difficile ingresso di nuove energie, anche con nuove professionalità legate alle nuove minacce. Dunque, non vi è dubbio che oggi l'Italia si trovi in una condizione di criticità tale che le due vicende, che lei ha onestamente illustrato, a loro volta, illustrano.

È per questo che noi confermiamo fiducia al Governo e diciamo anche che è il momento, signor Ministro, di adottare, nell'ultimo anno della legislatura, alcuni mutamenti che permettano di contrapporre nuove capacità di risposta a tali minacce, in significativa ascesa. Non è solo un problema di risorse economiche: è un problema organizzativo, di coordinamento e di visione delle politiche relative alla sicurezza del nostro Paese.