Ius soli e cittadinanza, intervento su Europa
Rassegna Stampa - Quotidiani e Periodici

Caro direttore, a distanza di giorni, Europa non ha trovato il modo per correggere due questioni piuttosto serie che mi riguardano.

La prima, è di aver definito “leghista” la posizione che ho espresso sul tema dello ius soli come criterio per la concessione della cittadinanza italiana. In un articolo – tipico, per i contenuti, della sua cultura socialista-liberale – Arnaldo Sciarelli mi ha difeso generosamente, con riferimento anche alla mia biografia personale, che solo con una certa spregiudicatezza può essere accostata a posizioni xenofobe.

Ma il punto, una volta in più, è politico: da molti anni, le mie posizioni pubbliche sono di motivato contrasto dell’ideologismo multiculturale; e l’intervista pubblicata dal Giornale, oltre a riportare con assoluta correttezza le opinioni e frasi che ho pronunciato, mi ha consentito di tornare su un tema che considero cruciale; cui ho dedicato, da ultimo, alcune pagine del libro “Non è vero”, a proposito della necessità di smantellare alcuni lasciti insostenibili del politically correct di sinistra.

Non cerco di aver ragione agli occhi di tutti. Ma che siano almeno comprese le mie ragioni, sì. E sono sbalordito che nessuno abbia colto un punto di macroscopica contraddizione per il nostro ordinamento: come si potrebbe assumere lo ius sanguinis, come già avviene, per assicurare la cittadinanza ai remoti eredi dei nostri emigranti (anche quelli che non parlano affatto l’italiano) e, contemporaneamente, lo ius soli per assicurare la cittadinanza a chiunque nasca, magari casualmente, sul nostro territorio nazionale? Che cittadinanza, che paese, che nazione intendiamo mai costruire? Sono sbalordito, ancora, che nessuno abbia colto il punto geopolitico; l’Italia deve cercare di integrare le persone, non stabilire un principio astratto, per cui quello che è accaduto a Lampedusa un anno fa, con 23mila tunisini sbarcati e meno di duemila rimasti in Italia, diventerebbe realtà ingovernabile per l’Europa intera. Noi siamo un paese di transito, molto più che di arrivo. Consentire automaticamente la cittadinanza italiana – e dunque europea – a chiunque partorisca in Italia sarebbe tout court assurdo.

E qui viene il secondo punto. Europa ha dato per buone, pubblicandole acriticamente e senza successivi approfondimenti, le dichiarazioni di esponenti del Pd secondo i quali la mia posizione denoterebbe «ignoranza», «infondatezza», «ricerca di nemici immaginari», poiché «tale principio non figura affatto nelle diverse proposte in discussione alla camera». Accidenti. Ma non vi siete accorti che proprio questo principio (“Introduzione dello ius soli”, Atto senato 3020) è oggetto di un disegno di legge presentato tre mesi fa dall’intero gruppo del Pd al senato (Marino primo firmatario, il capogruppo Finocchiaro e i vicecapigruppo Zanda e Latorre, l’adesione di singoli aderenti ai gruppi Api- Fli, Udc e Misto, e di tutto il gruppo Idv)? Si tratta di una posizione che esiste, eccome, che è del tutto legittima e con cui voglio confrontarmi. Perché voglio «accreditarmi a destra»? Perché rigetto così, «in modo banale», «il valore cristiano dell’accoglienza»? Perché rifiuto «una scelta di civiltà»? Ecco, caro direttore, proprio queste espressioni fanno capire i danni che il politically correct ha fatto e continua a fare a una parte rilevante della sinistra italiana.

Francesco Rutelli